Covid e adolescenti: autolesionismo in aumento

Da più di un anno le nostre esistenze sono perseguitate da un’ombra minacciosa e temibile che non molla la presa, nonostante gli sforzi immani messi in atto.

Sto parlando della pandemia che sta continuando a mietere vittime senza mostrare pietà alcuna verso il genere umano e che, oramai, sembra possa impadronirsi di sorrisi e spensieratezze come un dittatore implacabile.

In termini concreti e pratici ci ha tolto tanto ma non solo, ha tolto, in effetti, a noi tutti, ed in particolar maniera ai più piccoli, qualcosa di meno tangibile: la pienezza del momento presente e la speranza nel futuro.

È il tempo del vuoto e delle emotività intense difficili da gestire, ed è il tempo senza tempo a lasciare tutti noi sgomenti ed inermi.

Abbiamo parlato finora di resilienza, di abilità per gestire lo stress e per regolare le emozioni, abbiamo incitato a ricorrere alle infinite possibilità esistenziali e alle nostre proficue risorse interne.

Ora, dopo tanto tempo, è importante anche riconoscere e validare la stanchezza di ciascuno per poter continuare a lottare e a ristrutturarsi.

Non possiamo far finta di nulla, soprattutto se volgiamo lo sguardo su bambini e adolescenti, coloro i quali hanno pagato dall’inizio alla fine, perdendo, tutto d’un colpo, i significati e gli scopi della propria realtà.

Sono stati penalizzati con la scuola, lo sport, le relazioni con gli amici e gli innamorati, gli è stato vietato tutto ciò che si avvicina alla vitalità e alla vivacità. Sono stati rinchiusi con poche spiegazioni e tante dita puntate contro perché ritenuti, il più delle volte, irresponsabili e maleducati nell’affrontamento del Covid.

Non poche volte, sono rimasti inascoltati e delusi con bisogni non soddisfatti e sistematicamente calpestati. E le conseguenze si stanno evidenziando in maniera massiccia e drammatica.

In che modo?

Si stanno verificando aumenti vertiginosi di casi di depressione, di stati ansiosi nonché un incremento di situazioni di sofferenza legate al corpo come autolesionismo, disturbi alimentari e tentativi di suicidio. Da non trascurare, inoltre, la degenerazione delle aggressività e conflittualità, sia in contesti familiari che nei rapporti sociali ed amicali ancora in essere.

Quanto appena esposto richiama l’attenzione di chi come me opera in ambito sanitario e professionale con ragazzi in crescita, ma dovrebbe allertare anche, e inevitabilmente, tutti gli adulti del sistema familiare e sociale.

La vita dei più giovani è a rischio, lo mettono in luce i dati e non certamente notizie sensazionalistiche e spettacolarizzate.

La sofferenza giunge al culmine se si mette a repentaglio la salute di bambini e adolescenti che non trovano le parole per esprimere il proprio dolore. E se anche le trovassero penserebbero, francamente, di non essere né visti e né ascoltati in maniera profonda e autentica. Lo dimostrano gli accadimenti di cronaca.

Gli atti autolesionistici, più di ogni altra problematica sopra elencata, sono mere richieste di aiuto che non possono e non debbono rimanere sullo sfondo della nostra attenzione, quasi come fossero immagini sfocate e ininfluenti.

Gli adolescenti sono vittime di qualcosa che non ha funzionato e che, tuttora, non risulta essere efficace ed efficiente.

E non ha degnamente funzionato perché ciò che rimane inascoltato non può che peggiorare e diventare fatto tragico, dall’epilogo angoscioso e disperato. Non comprendere gli adolescenti mostra negligenza e trascuratezza da parte degli adulti di riferimento che sono concentrati su altro. Il mio intento non è, chiaramente, una vacua colpevolizzazione ma un evidenziare una realtà cocente da cui si cerca di distogliere lo sguardo con leggerezza.

Non ci sono, pertanto, scuse e temporeggiamenti plausibili che possano avere motivo di esistere ancora.

É necessario intervenire in aiuto di chi lo sta chiedendo a gran voce attraverso se stesso, mettendo in discussione la propria unica vita e ciò che la rende degna di essere vissuta al di là delle difficili contingenze.

Il mio appello è di rispondere prontamente alle richieste dei ragazzi, tenendo a mente che non esistono soluzioni semplici dinanzi a situazioni complesse e di grande portata, per tal motivo è necessario anche ricorrere alla possibilità di chiedere un aiuto che sia strutturato e professionale.

Dott.ssa Rosetta Cappelluccio
Psicologa Psicoterapeuta

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