San Nicola – il santo più venerato in Calabria di S.E. Mons. Luigi Renzo edito da Progetto 200

Delle feste si ha bisogno per procedere ad una rigenerazione funzionale e spirituale, ma è necessario uscire da un certo grigiore materialistico, desacralizzante che rilega la festa in un processo di consumismo sfrenato in cui la festa del santo patrono quanto del periodo natalizio e quant’altro divengono solo opportunità per un paio di scarpe nuove. È necessario che la festa deve recuperi il significato quale dies dominica, giorno riservato a Dio, contro il solipssismo e proiettare l’uomo verso la riscoperta del passato cristiano in cui la gente dell’Angitola, della provincia di Vibo Valentia quanto dell’intera Calabria viveva con intensità di emozioni, partecipazioni collettive, senso di appartenenza tra riti e tradizioni, preghiera e invocazioni, costumanze e vivere sociale. Una lettura complessa che viene sottolineata nell’opera “San Nicola” di S. E. Mons Luigi Renzo, Vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea. Uno studio che diventa invito per uno scuotimento che rifiuta omologazioni e indifferenze. Nell’opera di Sua Eccellenza, edito da Progetto 2000, si riprendono temi forti contro la povertà, contro la fame nel mondo, la malattia che debilita l’uomo e lo rende infelice, contro la violenza verso i bambini e le donne, la ricerca di giustizia. Letture multiple che emergono nell’attenta lettura degli interventi miracolistici di San Nicola l’Isapostolo. Siamo difronte al santo del pane che porta gioia nelle case: il pane come necessità di lavoro che da dignità all’uomo, lo rende libero e ne sacralizza la vita; continuo viatico verso un altrove della speranza ieri come oggi, contro famelici programmi e politiche che non danno risposte e non cicatrizzano le ferite di sempre: l’emigrazione seppure oggi identificata con nuovi termini sociologi: expat. Il mare simbolo della dinamica della vita; acqua in continuo movimento; il mare che da e prende. Gli antichi greci offrivano al mare sacrifici di cavalli di tori. Il mare che unisce il nuovo e l’altro mondo e da speranza di una vita nuova. Nella Bibbia le acque del mare hanno letture multiple. Ed ecco che proprio attraverso il mare arrivano le reliquie di san Nicola di Myra che stavano per essere profanate e a Bari trovano una nuova lettura geomantica in termini di salvezza e, da sempre, manna del santo prediletto continua la misericordia di Dio proprio attraverso questo liquido che fuoriesce dalle ossa di san Nicola, detto Sanctum Liquore. La manna è il prodigioso elemento di Dio che Dio mandò dal cielo agli Ebrei durante i 40 anni trascorsi con Mosé nel deserto. Il termine prese tale denominazione dalla espressione MAN’HU (cosa è questa). Siamo difronte al santo, difensore dei deboli richiamato nella grande letteratura italiana (Dante: Purgatorio c.XX), quella inglese (Shakespeare: Enrico IV) in quella russa dove ci sono oltre 1200 chiese a lui dedicate. Una figura che nel vibonese, spazio geografico della ricerca del Vescovo Luigi Renzo, si completa nella ricca iconografia, analisi storica quanto della paremiologia.

Santu Nicola meu riccu e potenti
Fandilli carricati li gghiandari
Di la cima fin’à li pendenti
L’arrami mu l’acchicu cu’ li mani.

[San Nicola mio ricco e potente/ fai sì che le querce siano cariche/ dalla cima fino all’ultimo ramo/ che pendendo possa raccogliere le ghiande con le mani].
San Nicola , nella tradizione popolare, protegge gli animali, protegge il raccolto e il suo culto è sempre presente in aree destinate alla conservazione di derrate alimentari come emerge nei diversi scavi archeologici regionali e, nelle vicinanze, a San Nicola da Crissa – località cutura – dove è stato ritrovato il sito della chiesa di San Nicola con annesso silos. A san Nicola da Crissa, nel 1634, per iniziativa di Gian Giacomo Martini, vi fu installata la prima stamperia della Calabria ulteriore seconda. Come scrive l’archeologo Cuteri qui avveniva la fusione di campane con l’effige di san Nicola su di esse. Per san Nicola, in passato, la gente preparava a’ purgia del grano cotto reso gustoso con il condimento di olio con una punta di grasso di maiale e lasciato fuori affinché durante la notte, al passaggio di san Nicola questi trovasse ristoro. All’indomani questo piatto veniva condiviso con i vicini. Acquisiva la sostanza del sacro, una sorta di comunione popolare! È il grano che diventa moneta per pagare i debiti, così fino agli anni Cinquanta! Al santo si offrivano dolci-pane a forma di bambini per richiedere una grazia. A partire dal giorno di san Nicola i ragazzi, per tutto il periodo natalizio, giocavano o casteju , gioco con le nocciole (pianta che viene porta nell’area del Mediterraneo dall’Asia minore). Uno dei giochi è o papa di riferimento proprio a san Nicola Vescovo . Alla vigilia di san Nicola è ancora usanza, in alcuni paesi dell’Angitola (Maierato), di mettere dietro la porta di casa una scarpa, in quanto San Nicola, al suo passaggio lascerà in essa dei doni: soldi e nocciole, oggi anche delle cioccolate! (in Spagna tale compito lo hanno i re magi). Da qui il NIKOLAUS russo quanto il Babbo Natale americano. San Nicola, nella tradizione popolare calabrese in genere e vibonese in particolare viene richiamato nelle formule magiche contro il malocchio:

Santu Nicola di Ruma Venia
Parma e aliva a li mani portava
Subba all’artari li benidicia
Fora l’occhio di cc’attia…..

[San Nicola veniva da Roma/ in mano portava foglie di palma e rami di ulivo/ li benediva sull’altare/ – imprecando – che vada via il malocchio da…] Questo santo, tra i pochi santi presenti sulla monetazione (il follaro di Bari del 1139) è protettore dei marinai, dei contadini, delle donne in cerca di marito, dei bambini, delle donne gravide, dei contadini, dei farmacisti.

Pino Cinquegrana
Antropologo

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