Il Poliamore: uno sguardo oltre il concetto di coppia

In una cultura condizionante e, talvolta, silenziosamente impositiva si impara a guazzare fra i pregiudizi senza neppure accorgersene.

La visione di molti, pertanto, si impregna di preconcetti presuntuosi e inconsapevoli.

Il risultato di quanto appena esposto può tradursi in esperienze mortificanti poiché ci si può ritrovare, con facilità, dinanzi a verità assolute e indiscutibili che appartengono a coloro i quali non lasciano spazio alla ricchezza e alla naturalezza della diversità.

Il dito si punta contro tutto ciò che si posiziona al di fuori di schemi prestabiliti, culturalmente accettati e rassicuranti.

Lo sguardo intriso di paura e pregiudizio può cadere anche sulle relazioni poliamorose, in cui le persone scelgono, liberamente e consapevolmente, di vivere al di fuori di un legame esclusivo con un solo partner.

Scelgono, difatti, una relazione di “non monogamia etica e responsabile” che permette di avere rapporti affettivi, intimi, erotici e sessuali contemporaneamente con diverse persone.

Il poliamore è caratterizzato e contraddistinto da una comunicazione onesta e trasparente tra i partner di ciascuna delle proprie relazioni, senza ricorrere a difficili sotterfugi e a sofferti “non detti”.

È, pertanto, sic et simpliciter, un’alternativa alle tradizionali forme relazionali, presentandosi, dunque, praticabile, funzionale e, soprattutto, realistica visto che rispetta pienamente la non naturale predisposizione alla monogamia dell’essere umano. La monogamia è stata, invero, introdotta nella società per fini organizzativi rispetto a tutto ciò che riguarda il patrimonio e la stabilità all’interno di un nucleo familiare.

Il punto agghiacciante è che ciò che si forma attenendosi alle caratteristiche peculiari dell’uomo viene additato, talvolta e paradossalmente, come fatto scandaloso e scellerato.

Il presente scritto nasce con l’intento di sensibilizzare ad un tipo di informazione che concede di andare oltre la non conoscenza, terreno tristemente fertile per la semina e la crescita di credenze e preconcetti ostacolanti la libertà autentica e profonda di ciascuna vita.

Una speculazione, quale questa vuole essere, anche succinta, può essere l’inizio che indica un cambio di paradigma tale da ampliare i punti di vista di chi legge perché, a mio parere, può succedere che si verifichino lacune conoscitive anche nell’ambito a me più vicino, quello delle professioni di aiuto. Prediligere relazioni poliamorose non esime dall’eventualità di doversi rivolgere ad un professionista per una richiesta di aiuto, anche relazionale.

In tal caso, diventerebbe doloroso accorgersi che anche uno psicologo o uno psicoterapeuta non è sapientemente a conoscenza di realtà diverse da quelle più classicamente condivise o, peggio ancora, si mostra giudicante e stigmatizzante nel suo approcciarsi al paziente dinanzi alle sue naturali scelte di vita.

Ma anche se non si fosse giudicanti, essere confusi rispetto al fenomeno potrebbe di per sé disorientare e spiazzare.

Spesse volte, quindi, anche gli addetti ai lavori non differenziano, ad esempio, il poliamore dallo scambismo oppure dal tradimento e dalla infedeltà.

Si fa fatica a capire che chi sceglie legami poliamorosi non ha scelto affatto di focalizzarsi su incontri sessuali consensuali nello scambio di partner tra coppie ma non ha neppure optato per un’infedeltà, tutt’altro.

Chi vive il poliamore sceglie con consapevolezza di diventare, probabilmente, bersaglio di giudizi negativi di valore, ma sa anche che vivrà all’insegna della libertà, senza condizionamenti che costringono e reprimono e che, con troppa facilità, allontanano da una vita degna di essere vissuta.

Una relazione poliamorosa è intrinsecamente rispettosa degli altri, rifugge da bugie che feriscono e ricorre ad una comunicazione onesta e cristallina perché tutti sanno di tutti. È una diversa prospettiva che non ha alcuna intenzione di diventare, però, un’altra verità rivelata. Chiede solo di essere guardata nella sua autenticità e non certamente come una deviazione patologica avvolta in un alone di mistero.

Parlarne è, a parer mio, una prerogativa essenziale e necessaria per evitare di cadere tristemente, anche in contesti professionali, in qualunquismi e generalizzazioni che, troppo spesso, feriscono e condizionano vite, bruciando sane espressioni di tutte le possibilità esistenziali.

E anche se sembrerebbe che sia “più facile spezzare un atomo che un pregiudizio” credo sia doveroso provarci perché il cambiamento concreto esiste e con esso anche il superamento dei pregiudizi.

Partiamo da qui.

Dott.ssa Rosetta Cappelluccio
Psicologa Psicoterapeuta