Come pensa il cervello di un bilingue

Prof.ssa Paola Liverani

I bilingue non hanno due menti monolingue che operano separatamente in una testa, hanno un cervello bilingue. Questo è magicamente sconcertante e cognitivamente forte per loro. 
Secondo la ricerca condotta dall’Università di StrathclydeGlasgowUK – i bambini bilingue superano quelli che parlano una sola lingua nelle capacità di problem-solving e nel pensiero creativo. Un bilingue infatti osserva un problema da diverse angolazioni, alla ricerca di punti di vista alternativi per trovare la soluzione, a differenza della tradizionale modalità per un monolingue, che prevede il ricorso alla logica sequenziale ovvero la soluzione diretta al problema, partendo dalle considerazioni che sembrano più ovvie. Il percorso di analisi solitamente affrontato dai bilingue è noto come lateral thinking, il pensiero laterale studiato dallo psicologo Prof. Edward de Bono.
Crescere con la formazione bilingue può avere benefici dimostrabili, non solo nella lingua ma nell’aritmetica, nella risoluzione di problemi e nel permettere ai bambini di pensare in modo creativo. Nel corso della ricerca condotta presso l’Università di Strathclyde è stato valutato il vocabolario dei bambini bilingue, non tanto per la loro conoscenza delle parole quanto per la loro comprensione di esse. Di nuovo, c’era una marcata differenza in positivo nel livello di dettaglio e ricchezza nella descrizione degli alunni bilingue.
Nella nostra società sempre più globale, il bilinguismo – la capacità di parlare due lingue – è in aumento.  Il modo in cui il cervello delle persone bilingue si differenzia dalle loro controparti monolingue è un’area emergente di ricerca. Le perplessità verso il bilinguismo sono cambiate significativamente negli ultimi 50 anni. Si è concluso l’atteggiamento oppositivo in cui l’uso di una seconda lingua in casa era disapprovato, etichettato come fonte di confusione per i bambini e presumibile causa di rallentamento del loro sviluppo metalinguistico. Il numero di bilingue è invece aumentato costantemente. I dati dell’United States Census Bureau mostrano che tra il 2009 e il 2013, circa il 20,7% delle persone di età superiore ai 5 anni parlava una lingua diversa dall’inglese a casa. Questo numero è più che raddoppiato dal 1980 quando si attestava al 9,6%. Sicuramente l’aumento sempre crescente delle unioni tra coppie di diverse nazionalità, porta inevitabilmente a crescere figli che parlano la lingua madre di entrambi i genitori. Se poi la famiglia vive in un Paese in cui la lingua nazionale è una terza, allora si da spazio anche alla terza lingua.  Con un numero crescente di persone bilingue si implementa il settore di ricerca scientifica che studia e sostiene questa abilità.
Il cervello dei bilingue differisce da quelli dei monolingue? E i bilingue sono avvantaggiati sui monolingue quando si tratta di funzionamento cognitivo e apprendimento di nuovi codici linguistici? Includo anche le forme di comunicazione para verbale come il body-language ma anche la lingua dei segni Italiana – in acronimo LIS la cui versione Inglese è l’ American Sign Language ASL – e la comunicazione per bambini sordo-ciechi. Il bilinguismo è ormai visto in larga misura come un beneficio per i bambini ma rimane una visione che può essere fonte di confusione se non perseguita con regolarità e secondo un insegnamento molto naturale e da uno o più madrelingua. Su www.fflanguagecenter.com è descritta una dettagliata offerta di opportunità ad hoc per crescere un figlio bilingue dalla gestazione all’età adulta ad opera di Madrelingua Americani qualificati.
Come membro di una famiglia bilingue, ero curiosa di indagare sulle potenzialità di tale privilegio. Mi ha sempre incuriosita per esempio notare che sono sempre stata ambidestra e lo stesso è per mia figlia bilingue e per i bambini che seguono un’educazione incentrata sul bilinguismo e il lateral thinking. Mi sono sempre chiesta se fosse una coincidenza o no. Secondo gli autori Erika Hoff, professore di Psicologia alla Florida Atlantic University di Boca Raton, e Cynthia Core, professore associato di Discorso, Lingua e Scienze Uditive alla George Washington University di Washington DC, i neonati possono distinguere lingue diverse; sono anche in grado di sviluppare il vocabolario in due lingue senza confondersi.   Quando i bilingue mescolano parole di lingue diverse in una frase – che è nota come commutazione di codice – non è perché non riescono a dire quale parola appartiene a quale lingua ma perché usano indifferentemente una parola o l’altra. È interessante notare che i bambini sembrano sviluppare spontaneamente l’ascolto e la comprensione di chi in casa parla due lingue e per comunicare con un particolare individuo si allineano con la lingua da lui parlata. L’apprendimento di due lingue insegnate in contemporaneità al bambino non sembra tenere i bambini bilingue indietro all’apprendimento di entrambe le lingue ma può occorre più tempo per imparare due lingue piuttosto che impararne una. Mentre nel complesso c’è una tendenza per i bilingue a rimanere indietro nell’iniziale esposizione orale, rispetto ai monolingue, questo non accade sempre per tutti i bambini. La capacità di passare senza interruzioni da due distinti sistemi di comunicazione maschera il controllo considerevole esercitato a livello neurale. Infatti, quando una persona bilingue sente le parole in una lingua, anche l’altra lingua viene attivata. Gli scienziati pensano che il cervello dei bilingue si adatti a questa costante coattivazione di due lingue e sia quindi diverso dal cervello dei monolingue.
La Prof. VioricaMarian – professoressa di Scienze della Comunicazione e Disturbi presso la Northwestern University di Evanston, Illinois – e colleghi hanno pubblicato uno studio su quali aree del cervello siano coinvolte nella gestione del bilinguismo. Quando una persona bilingue sente parlare in una lingua conosciuta, anche l’altra lingua viene attivata. I ricercatori pensano che il cervello dei bilingue si adatti a questa costante coattivazione di due lingue e sia quindi diverso dal cervello dei monolingue. Quando i bilingue si trovano di fronte a parole che sembrano simili, nei monolingue questa competizione “fonologica” si verifica solo tra parole della stessa lingua invece i bilingue hanno parole simili dal loro secondo linguaggio aggiunte nel mix. Quando la competizione avveniva tra due lingue, i bilingue esercitavano ulteriori elaborazioni delle regioni frontali e regioni sottocorticali, in particolare il giro centrale medio destro, giro frontale superiore, rispetto alla competizione avvenuta in una singola lingua.
La Prof. Marian conclude:“Questi risultati dimostrano la considerevole plasticità neurale che consente ai bilingue di elaborare il discorso nonostante la competizione linguistica da più fonti”.
La plasticità neurale, o la capacità del cervello di adattarsi all’ambiente e alle nuove esperienze, è cruciale nel funzionamento cognitivo. I bilingue quindi sono avvantaggiati quando si tratta di funzioni cognitive.
Una ricerca di Neuropsichiatria condotta in più Università ha dimostrato che i bilingue – anche quelli che sono analfabeti – hanno sviluppato sintomi di demenza senile molto più tardi rispetto agli individui monolingue. Questi risultati sono riecheggiati nella ricerca poi proseguita dal Prof. Bialystok. “Attribuiamo questi effetti protettivi ad un controllo attenzionale meglio mantenuto che è stato sviluppato attraverso l’uso continuo dell’attenzione necessaria per gestire la selezione tra due lingue attivate congiuntamente”.
Primo autore dello studio, Prof. JohnGrundy, Ph.D. – ricercatore nel laboratorio del Prof. Bialystok – scrive che “l’esperienza dei bambini bilingue che richiede loro di prestare attenzione a molteplici fonti di input all’interno di vari contesti linguistici, li rende adattabili per liberare rapidamente l’attenzione dagli stimoli una volta che sono stati elaborati in modo tale che l’attenzione possa essere riversata immediatamente sugli stimoli successivamente rilevanti”.
Ecco l’eccezionale capacità dei bilingue di passare da un’attività linguistica all’altra, un’abilità che funge da indicatore del funzionamento cognitivo.

Prof.ssa Paola Liverani 
Docente di Lingua Italiana e Inglese
Counselor Trainer & Life Coach
Founder & CEO del
Fun & Fitness Language Practice Center

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