Per fare chiarezza sul piano giudiziario dopo la tragedia di Crans-Montana — una delle più gravi mai avvenute, che ha coinvolto numerosi giovanissimi italiani e le loro famiglie — abbiamo intervistato l’avvocato Pasquale Cardillo Cupo, presidente dell’Associazione Cesare Beccaria e noto penalista.

Il quadro, nelle prime ore successive all’accaduto, appare ancora in evoluzione. Eppure, secondo il legale, alcuni elementi emersi dalle prime ricostruzioni pongono interrogativi pesanti sul tema della sicurezza e sulle eventuali responsabilità.

“Siamo tutti emotivamente coinvolti, ma sul piano giudiziario restano molte perplessità”

Presidente, dal punto di vista giudiziario circolano informazioni contrastanti su questa enorme tragedia. Qual è la sua opinione?

“In questo momento siamo tutti emotivamente coinvolti. Una tragedia di queste dimensioni, per di più in un giorno di festa, era semplicemente inimmaginabile. È difficile andare oltre sentimenti di solidarietà e vicinanza alle famiglie dei giovani che purtroppo non ce l’hanno fatta e a quelle dei ragazzi che, in ospedale, lottano tra la vita e la morte.

Detto questo, sul piano giudiziario le perplessità rispetto alle notizie filtrate in queste ore sono molte. La sensazione — e mi dispiace dirlo — è che al momento ci sia confusione, qualcosa che risulta difficilmente comprensibile almeno secondo i parametri del nostro sistema.”

“Singolare parlare di ‘persone informate sui fatti’”

A cosa si riferisce in particolare?

“Ho letto alcune dichiarazioni attribuite agli inquirenti svizzeri che trovo singolari. Sentire che i proprietari del locale sarebbero stati ascoltati come persone informate sui fatti e non come indagati lascia perplessi, a prescindere dalla successiva iscrizione nel registro degli indagati trapelata nelle ultime ore.

Dal primo istante, infatti, appariva evidente che le misure di sicurezza fossero insufficienti, se non addirittura inesistenti, per garantire l’incolumità degli utenti. E, per quella che è la nostra cultura giuridica, parlare soltanto di colpa potrebbe perfino non bastare.

Sono certo, inoltre, che il nostro Ministro seguirà con attenzione la vicenda affinché venga garantita giustizia alle vittime e alle famiglie dei nostri connazionali coinvolti.”

“Non si può ignorare il rischio: qui si entra nel dolo eventuale”

Pensa possano emergere anche profili dolosi?

“Le notizie sono ancora frammentarie, ma alcuni elementi sono inquietanti: pubblicizzare sui social l’uso di materiale pirotecnico in un locale chiuso e consegnare bottiglie con candele pirotecniche sopra, con il chiaro fine di incentivare consumo e vendita, significa spettacolarizzare l’ordinazione per aumentare il profitto.

Se tutto questo avviene in assenza di condizioni basilari di sicurezza, con materiali non ignifughi e senza strumenti o tecnologie in grado di intervenire prontamente in caso di emergenza, allora si accetta il rischio che si sviluppi un incendio.

Accettare consapevolmente quel rischio, e accettare che da esso possano derivare conseguenze drammatiche, può ricadere — nel nostro ordinamento — nelle ipotesi di dolo eventuale, con tutte le conseguenze che ciò comporta.”

L’auspicio: “Indagine a 360 gradi, giustizia per le vittime”

Per l’avv. Cardillo Cupo è essenziale che l’Autorità giudiziaria svizzera conduca accertamenti “a trecentosessanta gradi”, non solo per individuare responsabilità, ma anche per impedire che tragedie simili possano ripetersi.

“L’auspicio è che l’Autorità Giudiziaria Elvetica svolga un’indagine approfondita, garantendo giustizia ai giovani che non ci sono più e alle loro famiglie. Eventi così drammatici non devono ripetersi: la vita umana è sacra e vale più di qualsiasi profitto economico.”