Intervista di Monica Macchioni
ROMA – Una vicenda lunga oltre quindici anni, fatta di ricorsi, accessi agli atti e contestazioni che oggi approda a un passaggio decisivo. Il prossimo 20 aprile 2026, presso il Tribunale Civile di Roma, si terrà un’udienza cruciale per il Ragionier Paolo Amato, protagonista di una complessa battaglia legale e disciplinare all’interno del sistema ordinistico.
Al centro del contenzioso, il ricorso presentato da Amato contro la decisione del Consiglio di Disciplina Nazionale del 3 dicembre 2025, che ha annullato una sanzione precedentemente inflitta al Consiglio di Disciplina di Palermo.
Abbiamo incontrato Amato per comprendere meglio i contorni della vicenda.
Ragionier Amato, da dove nasce questo contenzioso che dura ormai da così tanti anni?
«Nasce da una questione che, nel tempo, è diventata molto più ampia del singolo caso. Parliamo di una serie di decisioni e comportamenti che, a mio avviso, hanno violato principi fondamentali di trasparenza e correttezza amministrativa. Dopo oltre quindici anni, non si tratta più solo di me, ma del rispetto delle regole.»
Quali sono i punti principali del ricorso che presenterà al Tribunale di Roma?
«Il ricorso si fonda su tre aspetti centrali. Il primo è la carenza di motivazione della decisione impugnata. Si fa riferimento a documenti che, nonostante ben dodici richieste formali di accesso agli atti – nove al Consiglio di Disciplina di Palermo e tre al Nazionale – non mi sono mai stati mostrati. Questo mi porta a ritenere che tali documenti possano addirittura non esistere.
Il secondo punto riguarda una contraddizione logica evidente. Lo stesso Consiglio Nazionale riconosce irregolarità nel comportamento del CDD di Palermo, già giudicate gravi da un altro organo disciplinare, quello di Caltanissetta, e poi le ridimensiona definendole “imprecisioni veniali”.
Infine, contesto la violazione del principio di legalità. Questa categoria delle “imprecisioni veniali” non esiste nell’ordinamento. È una costruzione che rischia di introdurre una discrezionalità pericolosa.»
Lei parla anche di criticità sistemiche. Cosa intende?
«Non è solo una questione tecnica. Ci sono elementi che pongono interrogativi sulla trasparenza del sistema. Il CDD di Palermo, ad esempio, ha operato archiviazioni senza motivazione e senza collaborare neppure con altri organi competenti.
Inoltre, è legittimo chiedersi se esistano interessi di sistema. Alcune figure che all’epoca avevano ruoli rilevanti siedono oggi in organi nazionali. Questo può far nascere il dubbio che il sistema, invece di garantire legalità, finisca per proteggere se stesso.»
La controparte ha sollevato un’eccezione di inammissibilità del suo ricorso. Come risponde?
«Ritengo che la mia legittimazione sia piena e indiscutibile. Sono un soggetto direttamente coinvolto e danneggiato. La normativa sulla trasparenza amministrativa, a partire dalla Legge 241/90, è molto chiara su questo punto. Il diritto di accesso e di difesa non può essere limitato arbitrariamente.»
Cosa si aspetta dall’udienza del 20 aprile?
«Mi aspetto che venga ristabilito un principio semplice ma fondamentale: la legalità. Dopo aver sostenuto costi che superano i 300.000 euro, non cerco una vittoria personale, ma decisioni trasparenti, verificabili, fondate su atti accessibili e su motivazioni reali.
In uno Stato di diritto, tutti i cittadini devono essere uguali davanti alla legge. È questo il punto.»
Questa vicenda ha avuto un impatto importante anche sul piano personale?
«Sì, inevitabilmente. Quando si affrontano battaglie così lunghe, il peso non è solo economico ma anche umano. Tuttavia, credo che arrendersi avrebbe significato accettare un sistema che non funziona. E questo non era possibile.»
Un caso che interroga il sistema
La vicenda del Ragionier Amato si inserisce in un contesto più ampio, sollevando interrogativi sulla trasparenza e sull’efficacia dei meccanismi disciplinari interni agli ordini professionali. L’udienza del 20 aprile potrebbe rappresentare non solo un momento decisivo per il singolo ricorrente, ma anche un banco di prova per la tenuta dei principi di legalità e imparzialità all’interno del sistema.




















