di SILVANA GAVOSTO                                                   

Allo Yacht Club di Porto Rotondo la stilista ha raccontato il libro “Io che nasco immaginaria”: una
serata tra moda, grandi amicizie, passioni e ricordi, organizzata dal Rotary Coast di Porto
Rotondo.
PORTO ROTONDO — Ci
sono luoghi che non fanno
soltanto da sfondo ai ricordi: ne
diventano parte. Per Chiara
Boni, Porto Rotondo è uno di
questi. È qui, nella cornice dello
Yacht Club, che il Rotary Coast
di Porto Rotondo ha scelto di
presentare Io che nasco
immaginaria, il libro nel quale
la stilista ripercorre una vita
attraversata dalla moda, dagli
incontri, dagli amori e da quella
libertà creativa che ha sempre
rappresentato la sua cifra
personale.
Una serata che ha avuto il sapore
di un racconto più che di una semplice presentazione editoriale. A condurre l’incontro, con eleganza
e naturalezza, l’architetto Alessia Galimberti, mentre a fare gli onori di casa è stata Monica Pezzi,
vicepresidente del Rotary Coast di Porto Rotondo e organizzatrice dell’appuntamento, fortemente
voluto insieme al past president Nicola Venturelli.
Il filo rosso della memoria
Il dialogo tra Galimberti e Chiara Boni è partito proprio da Porto Rotondo. Dalle sue estati e da
quella particolare atmosfera che nel tempo ha fatto della località un crocevia di personaggi,
relazioni e mondanità. Nel racconto della stilista sono riaffiorati incontri e amicizie con protagonisti
del mondo dello spettacolo, della cultura e
dell’imprenditoria. Tra i ricordi evocati quelli di Marta
Marzotto, Caterina Caselli e Stella Pende, accanto a figure
come Gianni Agnelli, Silvia Donà delle Rose e Giovanni
Malagò. «Porto Rotondo per me è sempre stato molto più di
una semplice località di vacanza: è un luogo della memoria,
fatto di incontri, amicizie, emozioni e storie che hanno
accompagnato una parte importante della mia vita», ha
raccontato Boni. È proprio questa dimensione privata,
affidata alla memoria, ad aver dato alla serata il suo carattere
più autentico.
Una donna, una stilista, una visione
Poi la conversazione ha seguito il filo della moda. Chiara Boni, stilista fiorentina attiva dagli anni
Settanta, ha costruito una carriera caratterizzata dalla ricerca e dalla volontà di superare gli schemi.
Dalla boutique e dal marchio You Tarzan Me Jane, avviato nel 1971, alla sperimentazione sui tessuti
stretch e sulla Lycra, fino alla nascita nel 2007 di CHIARA BONI La Petite Robe, la sua storia
professionale racconta un’idea precisa di eleganza: femminile, dinamica, contemporanea.
Il jersey stretch, diventato uno degli elementi
distintivi del marchio, è al centro di una filosofia
che punta sulla libertà del corpo e sulla possibilità
per ogni donna di sentirsi elegante senza rinunciare
al movimento e alla propria identità.
È anche questo il senso più profondo del racconto
affidato al libro: la moda come espressione di una
personalità, ma soprattutto come spazio di libertà.
Tra ironia, amori e vita vissuta
Non poteva mancare la parte più intima del
racconto. Gli amori, le passioni e gli incontri sono
entrati nella conversazione con leggerezza, senza
rinunciare all’ironia che ha accompagnato l’intera
intervista. Alessia Galimberti ha definito Io che
nasco
immaginaria non soltanto la storia di una protagonista della
moda italiana, ma il racconto di una donna capace di
trasformare esperienze, intuizioni e anche momenti difficili in
energia creativa. Il pubblico ha seguito il dialogo con
attenzione, partecipando con domande e curiosità. Ne è nata
una serata informale ma ricca di contenuti, nella quale il
confine tra presentazione letteraria e incontro mondano si è
naturalmente dissolto.
Il Rotary e una nuova idea di
convivialità
L’appuntamento testimonia anche la volontà del Rotary Coast
di Porto Rotondo di proporre iniziative capaci di intrecciare
cultura, relazioni e territorio.
Il ruolo di Monica Pezzi è stato centrale nell’organizzazione
di una serata che ha portato allo Yacht Club una protagonista
della moda italiana, ma soprattutto una storia personale
capace di dialogare con l’immaginario di Porto Rotondo.
Alla fine, resta l’immagine di Chiara Boni che racconta una
vita fatta di stoffe, abiti, incontri, amicizie e passioni. Una
vita, come suggerisce il titolo del libro, nata anche
dall’immaginazione e diventata realtà attraverso la capacità di
trasformare la curiosità in progetto.
E forse è proprio questo il tratto che lega Chiara Boni a Porto Rotondo: entrambi continuano a
vivere di incontri. Di persone che arrivano, di storie che si incrociano e di ricordi che, anni dopo,
tornano a raccontarsi sotto un cielo ancora capace di fare da scenografia.