di Don Enzo Bugea Nobile
La solennità del Corpus Domini è una di quelle feste che non hanno bisogno di grandi spiegazioni teologiche per raggiungere il cuore dell’uomo, basta osservare un pezzo di pane per comprendere quanto Dio abbia voluto avvicinarsi a noi. Il pane è il simbolo più semplice e più universale della vita, è il cibo quotidiano, il nutrimento delle famiglie, il segno della condivisione e dell’accoglienza; eppure proprio questo elemento così ordinario è stato scelto da Cristo per compiere qualcosa di straordinario: restare per sempre accanto all’umanità.
Nel mistero dell’Eucaristia non celebriamo soltanto un ricordo. Celebriamo una presenza, Gesù non ha lasciato ai suoi discepoli un monumento, una statua o un trattato filosofico, ha lasciato se stesso. In un tempo in cui molti cercano la grandezza nell’apparenza, Dio sceglie ancora una volta la via dell’umiltà, si nasconde nel pane consacrato, si rende fragile agli occhi del mondo per insegnarci che l’amore autentico non domina, ma si dona. Il Corpus Domini ci pone anche una domanda etica profonda, che valore attribuiamo alla vita degli altri?
Non possiamo inginocchiarci davanti all’Eucaristia e poi ignorare il dolore di chi soffre. Non possiamo adorare Cristo presente sull’altare e dimenticare Cristo presente nei poveri, negli anziani, nei malati, nei giovani smarriti e in tutti coloro che attendono una parola di speranza. L’Eucaristia non è mai un gesto individualista, è una scuola di fraternità, ci insegna che nessuno si salva da solo e che ogni essere umano è chiamato a diventare pane spezzato per i fratelli. Viviamo in una società che spesso alimenta la competizione, l’indifferenza e la solitudine. Il Corpus Domini ci ricorda invece che la vera forza nasce dalla condivisione. Dove si spezza il pane, si spezza anche l’egoismo, dove si condivide il pane, nasce la comunità. C’è poi una dimensione che possiamo definire artistica e contemplativa, le processioni del Corpus Domini, i petali di fiori lungo le strade, gli altari adornati, i canti e l’incenso non rappresentano semplicemente una tradizione religiosa. Sono il linguaggio della bellezza che accompagna il Mistero.
L’arte autentica ha sempre cercato di rendere visibile ciò che gli occhi non riescono a vedere. Così accade nell’Eucaristia: dietro la semplicità del pane si cela l’infinita bellezza di Dio; è come un’opera d’arte divina che non smette mai di parlare all’anima.
Sant’Agostino scriveva che il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Dio. Forse proprio per questo Cristo ha scelto di restare nell’Eucaristia: perché conosce le inquietudini dell’uomo, le sue ferite, le sue paure e i suoi silenzi.
Nel Corpus Domini contempliamo un Dio che non si stanca di attendere, un Dio che continua a bussare con discrezione alle porte del cuore umano, un Dio che non pretende, ma ama e allora, davanti all’Ostia consacrata, comprendiamo una verità semplice e meravigliosa: l’amore più grande non è quello che si impone, ma quello che si offre. L’Eucaristia è il miracolo quotidiano della vicinanza divina. È il cielo che si abbassa sulla terra, è la carezza silenziosa di Dio sull’umanità.
Panis Angelicus, fit panis hominum: il Pane degli Angeli diventa il pane degli uomini.
E finché questo Pane continuerà ad essere spezzato sugli altari del mondo, nessun uomo potrà dirsi davvero abbandonato.




















