Don Enzo Bugea Nobile

La fede è un filo sottile e tenace, un respiro che attraversa le notti più scure e non si spezza. Non è un gesto eroico, non è un premio, non è un trofeo è un’ostinazione d’amore che Dio tiene in mano anche quando noi la lasciamo cadere.
E ogni volta che inciampiamo, Lui non ci rimprovera, ci rialza piano, come si solleva un bambino che ha ancora il cuore leggero.
Ho compreso nella carne e nell’anima che la fede non è fatta di giorni perfetti, ma di giorni consegnati, non è l’assenza della tempesta è la certezza che nella tempesta qualcuno resta con noi.
Perché il Vangelo non racconta una vita facile, racconta un Dio che non abbandona.
La forza della fede nasce proprio qui, dove l’uomo finisce e Dio comincia e quando Dio comincia, nulla resta uguale.
Le ferite non scompaiono, ma diventano strade, i pesi non evaporano, ma diventano portabili. Le ombre non si dissolvono, ma vengono attraversate dalla luce.
Chi crede non è un ingenuo è uno che ha guardato il dolore negli occhi e ha scelto di non fargli l’ultima parola.
La fede fa questo, non annulla il male, ma impedisce che vinca.
Molti pensano che credere sia chiudere gli occhi invece è aprirli, una volta per tutte. È dire
“Signore, io non so dove porti questa strada, ma so con Chi la sto percorrendo” e basta questo.
Basta il “con Chi”, non il “dove”.
Ogni cuore che ama cerca un appoggio, un porto, un perché. La fede non risolve i misteri, ma ti fa abitare il mistero senza disperazione.
Nel mistero si può respirare, se Dio è lì.
Io lo vedo ogni giorno, la fede ricompone ciò che sembrava perduto. Rammenda vite lacerate, restituisce pace alle famiglie, asciuga lacrime che nessuno vede, rimette in piedi persone che non volevano più nemmeno alzare lo sguardo.
È un miracolo silenzioso, ma è così forte da cambiare l’orientamento di un’esistenza.
Camminando accanto alla gente, capisco sempre più che la fede non chiede perfezione, chiede disponibilità. Anche minima. Un varco minuscolo,una crepa, Dio entra da lì e quando entra, non invade abita,l’anima come un profumo che non se ne va.
Il Vangelo racconta di un uomo che dorme nella barca mentre fuori infuria la tempesta. Non è indifferenza: è rivelazione.
Gesù dorme perché vuole insegnarci che si può essere in pace anche quando il vento urla, quando si sveglia, non rimprovera la paura, ma la poca fiducia.
Come a dire: “Io ero qui anche quando non Mi sentivi, io sono la tua pace prima ancora che tu la cerchi.”
E allora la fede diventa questo,
una mano che non ti lascia, mai.
E quando lo capisci, quando ti entra nelle ossa, capisci di non essere più solo su questa terra.
Se state soffrendo, non vergognatevi di bussare a Dio.
Non aspettate tempi migliori per pregare: pregate ora, così come siete.
Con le mani vuote, con il cuore stanco, con la vita che pesa.