Franz Schmidt

Le poche note su l’Enciclopedia Treccani, liquidano Franz Schmidt come un compositore fortemente influenzato da Bruckner. Il disinformato redattore probabilmente non ha mai ascoltato nulla del compositore slovacco-austriaco (Bratislava 1874 – Vienna, 11 febbraio 1939). Violoncellista di talento, suonò spesso in orchestra sotto la direzione di Gustav Mahler. Ed è probabilmente il suo lavoro di orchestrale ad avergli permesso (insieme agli insegnamenti di Fuchs e Bruckner) una conoscenza trasversale della musica europea che, da influenza, diventa linguaggio informato e cifra stilistica. Un limitato ma sostanziale interesse verso la sua musica ha coinvolto, negli ultimi anni, interpreti del calibro di Neeme Jarvi, Lotar Zagrosek, Semyon Bychkov, Franz Welser Most e persino l’italiano Fabio Luisi, unico, insieme a Vassily Sinaisky, ad aver inciso l’integrale delle sue sinfonie ed altre composizioni corali.

Notre Dame, opera in due atti variamente ispirata al Gobbo di Notre Dame di Hugo, composta nei primi anni del ‘900 e andata in scena nel 1914, attinge (qui forse può essere ravvisata la lezione bruckneriana, in senso di “devozione”) all’ultimo Wagner, per poi allinearsi a Richard Strauss ma filtrato attraverso la lente di Dvorak e di Janacek. Una composizione di intrigante atmosfera e di raffinatissima orchestrazione. Una atmosfera che probabilmente (ma è solo una mia supposizione) non sfuggì al giovane Korngold, nella cui “Die tode stadt” mi pare di aver ravvisato più di una analogia melodica.

Poche righe per la superba edizione incisa nel 1989 da Capriccio. I nomi di Gwineth Jones, James King, Horst R. Laubenthal e Kurt Moll non permettono dubbi. Fuori dai circuiti discografici, Cristof Perick dirige una eccezionale Radio-Symphonie-Orchester Berlin. Anche sul Rias-Kammerchor (diretto da Marcus Creed) non serve aggiungere parole.

Prof. Marcello Palminteri
Critico e curatore

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