FEED YOUR BRAIN APPROPRIATELY! NUTRI IL TUO CERVELLO RESPONSABILMENTE!

Il cervello è sempre in modalità “ON”, acceso. Si dedica all’analisi dei pensieri, alle connessioni logiche, alla coordinazione motoria, al respiro, al battito cardiaco, ai sensi, al bioritmo e funziona 24 ore su 24, anche mentre dormi. Non essendo mai in modalità STAND BYcioè in pausa, il cervello richiede una fornitura costante di “carburante”. Quel “carburante” deriva dai cibi ingeriti e sono gli ingredienti di quel combustibile a fare la differenza. Ciò che mangiamo compone direttamente la struttura e la funzionalità del cervello, lo stato d’animo in primis.Come un’autovettura costosa, il cervello funziona meglio quando viene alimentato con il miglior carburante.

Mangiare alimenti di alta qualità che contengono tantissime vitamine, minerali e antiossidanti bio, nutre il cervello e lo protegge dallo stress ossidativo – responsabile della produzione dei radicali liberi che vengono a crearsi quando il corpo utilizza ossigeno, che può danneggiare le cellule. Purtroppo, proprio come una vettura costosa, il cervello può essere danneggiato se lo si alimenta con ingredienti scadenti rispetto al carburante premium. Le sostanze contenute negli alimenti di bassa qualità – ingredienti elaborati o raffinati – arrivano infatti al cervello che non ha la capacità di sbarazzarsene, inoltre gli zuccheri raffinati danno craving – dipendenza. 
Il peggioramento della regolamentazione dell’insulina nel corpo e lo stress ossidativo ne sono due conseguenze gravi. Recenti indagini di laboratorio in Psichiatria Nutrizionale hanno trovato una correlazione tra una dieta con un’alta percentuale di zuccheri raffinati e la compromessa funzione del cervello, oltre a disturbi dell’umore tra cui la depressione. Quando il cervello è privato di una nutrizione di buona qualità o quando i radicali liberi e le cellule infiammatorie dannose circolano all’interno dello spazio chiuso del cervello, viene causato un danno cerebrale.

Tali conseguenze possono quindi essere evitate. Il cervello infatti si nutre in primis di acqua e poi di glucosio che proviene da CHO complessi ovvero alimenti che contengono vitamine, minerali e antiossidanti. Farina d’avena , riso integrale, quinoa, patate, fagioli, piselli e lenticchie sono esempi di carboidrati complessi.
Il filosofo tedesco Ludwig Feuerbach con la celebre frase: “ L’uomo è ciò che mangia” dimostrò scientificamente che il pensiero comincia proprio dalla pancia e poi arriva alla testa. Feuerbach pose il cibo all’origine della società, del pensiero, della religione e persino delle differenze culturali e di classe. Una traccia di questa familiarità rimane nel termine “vitto”, dal latino victum, voce del verbo “vivere” ma anche in termini come viveri e vettovaglie, che hanno la stessa radice.

Per molti anni il campo medico non ha riconosciuto completamente la connessione tra l’ umore e il cibo. Oggi, fortunatamente, il campo di burgeoning della Psichiatria nutrizionale conferma che ci sono molte correlazioni non solo tra ciò che si mangia, come ci si sente e gli atteggiamenti comportamentali che ne derivano ma anche i tipi di batteri che vivono nell’intestino. I cibi che mangiamo influiscono sul come ci si sente. La serotonina è un neurotrasmettitore che aiuta a regolare il sonno e l’appetito, a mediare gli stati d’animo e ad inibire il dolore. Poiché circa il 95% della serotonina viene prodotto nel tratto gastrointestinale e il tratto gastrointestinale è foderato con centinaia di milioni di cellule nervose, i neuroni – i funzionanti interni del sistema digestivo- non solo aiutano a digerire il cibo ma guidano anche le proprie emozioni. Inoltre, la funzione di questi neuroni – e la produzione di neurotrasmettitori come la serotonina – è molto influenzata dai miliardi di batteri “buoni” che compongono il microbiota intestinale. Questi batteri svolgono un ruolo essenziale per la nostra salute. Proteggono la fodera dell’intestino e creano una barriera contro le tossine e i batteri “cattivi” che limitano l’infiammazione, migliorano l’assorbimento dei nutrienti dal cibo che viene introdotto (cioè mangiato) e attivano percorsi neurali che viaggiano direttamente tra l’intestino e il cervello. Gli studi hanno dimostrato che quando le persone prendono probiotici (integratori contenenti i batteri buoni), i loro livelli di ansia, la percezione dello stress e la positività mentale migliorano rispetto alle persone che non assumono probiotici. Il campo della psichiatria nutrizionale è relativamente nuovo e i ricercatori hanno già ottenuto dati riguardanti l’associazione tra laqualità della dieta la salutementale mettendo a confronto le diverse alimentazioni di Paesi, culture e gruppi di età. Hanno datosoprattutto rilevanza al livello manifesto della depressione. 
I ricercatori di Medicina Nutrizionale hanno appurato la funzionalità delle diete tradizionali, basate su verdure, frutta, grani non-brown e pesce, frutti di mare e modeste quantità di carni e latticini, prive di alimenti a base di zuccheri elaborati e raffinati, tipici del modello dietetico “occidentale”. Molti di questi alimenti non elaborati sono fermentati e quindi agiscono come probiotici naturali.Occorre quindi prestare attenzione a come mangiare cibi semplici e non elaborati chimicamente. Provare ad osservare per due o tre settimane una dieta che eviti gli alimenti elaborati e gli zuccheri poveri. Aggiungere cibi fermentati come Kimchi, Miso, Sauerkraut, Supledi o Kombucha. Scoprire come ci si sente. È poi importante introdurre alimenti specifici nella propria dieta, uno per uno, e osservare come ci si sente.Una dieta a base di cibi semplici quindi non raffinati e non chimicamente modificati, agevola un beneficio fisico ed emotivo. Dopo un periodo di sana alimentazione, nel momento in cui si reintroducono i cibi a base di zuccheri poveri e raffinati, si avverte quell’infiammazione di cui sopra.Fate una prova!

Prof.ssa Paola Liverani   
Docente di Lingua Italiana e Inglese  
Counselor Trainer & Life Coach
Founder & CEO del  
Fun & Fitness Language Practice Center

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