Torniamo a “Riveder le Stelle” alla Prima della Scala 2020

La nostra inviata speciale per lo Spettacolo ci racconta la sua esperienza alla Prima della Scala, insolita, di quest’anno.

Un ricordo emozionante e insolito. Così, questo 7 dicembre 2020, festa di Sant’Ambrogio e giorno della classica e tradizionale Prima della Scala, Milano la inaugurerà come da tradizione. Una prima diversa. Sì, perché è stata a porte chiuse e quindi senza il solito pubblico, ma con milioni di spettatori a casa in tv, trasmesso da rai 1 e in streaming mondiale.

Non è stata la “Lucia di Lammermoor” di Donizzetti, con la regia di Yannis Kokos, annullata causa Covid-19. Ma un Gran Galà con tre ore di musica e danza e con 24 tra le più grandi voci attuali. Titolo dello spettacolo “A riveder le stelle”, un titolo che invoca speranza in tutti gli italiani dopo questo terribile momento di emergenza sanitaria. Ripreso dalle ultime parole dell’Inferno di Dante, il quale viene omaggiato per i 700 anni dalla sua morte.

La maestosa Scala di Milano completamente vuota con i suoi foyer vuoti, la platea coperta, dà comunque segni di volersi rialzare, nonostante quest’anno non era presente nessun sfarzo, nessun look da ammirare e nessuna presenza importante.

E’ stato scioccante trovare un palcoscenico vuoto, nessun addobbo e nemmeno l’albero di Natale maestoso, ma ciò che mi ha più colpito è stato il fatto di non sentire alcun applauso e nessuna ovazione finale, tipica degli anni scorsi.

Pochi giornalisti presenti tra cui Milly Carlucci e Bruno Vespa che hanno presentato la serata con la presenza di ballerini tra cui Bolle e cantanti vestiti made in Italy, tra Armani e Dolce e Gabbana.

Le uniche interviste che sono riuscita a fare tra il grande tenore Placido Domingo, il sovrintendente Dominique Meyer e il Sindaco di Milano Beppe Sala mi hanno fatto capire il dolore del momento e sono riuscita a leggere tra i loro occhi la grande incertezza e la loro voglia di ripartire in qualche modo.

Una prima della Scala diversa da quelle a cui ho partecipato e che non dimentico perché mi ha fatto provare un’emozione diversa, ma allo stesso tempo grandissima e ciò può farmi dire che, nonostante tutto, io c’ero.

Silvana Gavosto
Giornalista, Inviata speciale di One-Magazine

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