Quale diritto quale giustizia

1. – Leggi e salsicce

Potrà forse stuzzicare la curiosità del lettore la storiella da me raccontata tra i dialoghi irriverenti del Saggio “Elogio della Trasgressione” (2015).

Si presta, infatti, ancora a qualche amaro umorismo l’esilarante aforisma attribuito al cancelliere di ferro Otto von Bismarck (1815-1898): “se ti piacciono le leggi e le salsicce non guardare mai come vengono fatte”.

E’ noto che quel navigato marpione di statista prussiano, ideatore della realpolitik, si intendeva sia di leggi sia di salsicce. Avrà perciò avuto le sue buone ragioni per consigliarci di non andare a sbirciare troppo all’interno di entrambe.

L’ironica massima del principe “anarchico severo” ci fa anzitutto riflettere sul fatto che le leggi vengono confezionate nelle segrete stanze dei bottoni, ben lontano da occhi indiscreti; allo stesso modo in cui nelle appartate cucine viene manipolata senza tanti scrupoli la carne di maiale.

Possiamo allora dire che, quando il diritto e/o la consuetudine impongono regole troppo indigeste, la gente soffre e si indigna a vuoto, così come si rode il fegato se mangia grassi e salumi in eccesso.

Il nostro codice penale stabilisce ovviamente che “nessuno può invocare a propria scusa l’ignoranza della legge”: ciò per evitare, ad esempio, che un ladro possa difendersi sostenendo che non sapeva che il furto fosse reato.

Ma come la mettiamo se vediamo che la gente comune ignora l’abc dell’ordinamento giuridico e finanche i princìpi fondamentali della Costituzione?

Ciò deriva anzitutto dal fatto che solo da un paio d’anni si cerca di insegnare (poco e male!) nella scuola media i rudimenti dell’educazione civica.

Pertanto, l’inadeguata formazione scolastica e civica in direzione della cittadinanza attiva e responsabile è certamente tra le cause del degrado sociale e della instabilità, che da qualche decennio caratterizza il nostro sistema politico-istituzionale. Guarda caso, un sistema che si basa sulla centralità rappresentativa del potere legislativo del Parlamento, liberamente espresso appunto dalla sovranità attribuita al popolo, prudentemente contenuta “nei limiti e nei modi” della Costituzione (art. 1 Cost.).

2. – Il diritto tra politica e sovrastrutture

Il diritto, inteso come complesso di norme legislative che disciplinano i rapporti sociali, viene “fabbricato” dalle maggioranze parlamentari di turno. Le quali sono spesso sollecitate dall’incalzare del mondo che cambia a “riconfezionarle” (spesso… pasticciandole) con nuovi e diversi ingredienti.

Le elezioni politiche del 25 settembre 2022, in netta discontinuità con il più recente assetto politico, hanno assegnato la maggioranza parlamentare e di governo alla coalizione di centrodestra. Per essa si aprono quindi spazi di potere in grado di immaginare nuove (più qualificate?) prospettive di convivenza, alternative rispetto all’attuale pantano istituzionale. 

Qualcuno fa in ogni caso notare che di solito la gente dà fiducia e consenso, in larga misura, a quei governanti che promettono benessere e in più qualche sussidio, nel solco (magari arato in eccesso!) dei pur sacrosanti “doveri inderogabili di solidarietà” indicati nell’art. 2 Cost.

Tale ampia adesione risulta ovviamente “forzata” nei regimi totalitari; ma si registra in parte – attraverso scelte volubili e disinformate – anche nelle “democrature” delle civiltà in crisi, come la nostra. Dove in effetti il potere, gestito sottobanco dietro una facciata di legalità, è esercitato da sovrastrutture che tendono a lasciare il popolo in braghe di tela, soprattutto con la strumento del diritto: vedi, al riguardo, i potentati economico-finanziari nazionali e sovranazionali, i massmedia di propaganda bla-bla-bla, i partiti e i corpi sociali intermedi organizzati per sostenere interessi precostituiti e frammentati…

Perciò anche i nuovi padroni del vapore, stando a quanto messo nero su bianco nei programmi elettorali, annunciano di voler mettere mano a profonde innovazioni sul versante sociale, economico e politico. A cominciare dalla razionalizzazione della spesa e del debito pubblico con la introduzione della flat tax (tassa piatta), e riscrivendo la Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza (Nadef). Ciò allo scopo di arginare in primis la grave emergenza economica e in particolare il caro energia, con le bollette di luce e di gas ormai insostenibili per le imprese in difficoltà e le famiglie bisognose.

Si intende poi proseguire con il “riposizionamento” dell’Italia nel contesto geopolitico internazionale sconvolto dalla guerra in Ucraina; rivedendo quindi    – nel segno di risorgenti nazionalismi identitari – la nostra “collocazione” nel quadro dell’Unione europea, rivedendo tra l’altro la prevista supremazia dei Trattati europei rispetto alla legislazione interna.  

3.- Verso una “giustizia giusta”?


Gesù disse ai suoi discepoli:“Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli” Vangelo, Matteo, 5.20

Oltre che dalle buone relazioni e dal rispetto della dignità di ciascuno, la pace e l’ordine sociale dipendono dall’osservanza della legalità. La quale tuttavia, per essere condivisa e responsabilmente applicata, deve a sua volta ispirarsi e coincidere con i valori di equità e di giustizia; il che ovviamente non si verifica nei casi di leggi inique e dispotiche quali quelle che, ad esempio, decretano la guerra oppure il respingimento dei migranti e dei rifugiati con i muri e/o con le armi.   

Per quanto riguarda in particolare la questione giustizia, la nuova maggioranza intende anzitutto procedere alla revisione di alcuni punti della Costituzione, tra cui il presidenzialismo e il rafforzamento delle autonomie regionali; e annuncia poi altre importanti modifiche all’ordinamento costituzionale concernenti: – la composizione e le funzioni  del Consiglio superiore della magistratura (Csm); – la separazione delle carriere dei magistrati del P.M. e dei giudici; – la eliminazione dell’obbligo dell’azione penale da parte del pubblico ministero (art. 112 Cost.).

Tuttavia, a questo riguardo occorre fare i conti con l’art. 138 Cost. che, per la revisione della Costituzione e delle altre leggi costituzionali, richiede procedure complesse, la maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera e la possibilità di chiedere referendum popolare.

Comunque, per ovviare alla persistente insofferenza nei confronti di una “giustizia ingiusta”, già la legge costituzionale 22.XI.1999, n. 2, in adeguamento ai vincoli fissati dall’art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (Cedu), ha inserito nell’art. 111 Cost. il principio del “giusto processo”, che tra l’altro garantisce – almeno sulla carta – la parità tra accusa e difesa.

In tale direzione, il 28 settembre 2022 il Consiglio dei ministri ha definitivamente approvato la travagliata Riforma Cartabia, ossia i testi dei tre decreti delegati sul rito penale, su quello civile e sull’ufficio del processo (abbreviazione dei tempi delle indagini, digitalizzazione dei fascicoli processuali, giustizia riparativa, ecc.).

La suddetta Riforma, però, non convince la coalizione di centrodestra che, appena giunta al comando, si dichiara pronta a rivederla in più punti, con specifico riguardo alle norme (da definire) sull’ordinamento giudiziario.

Sarà pertanto necessario tornare ad incontrarci per cercare di approfondire almeno i temi più dibattuti relativi alla… giustizia giusta.

Dott. Benito Melchionna
Procuratore Emerito della Repubblica