Crissa…dove continua il mito dell’oracolo di Delfi

I naviganti discendenti di Naubolo
giungeranno a Temesa
dove il Lampete aspro promontorio dei monti d’Ipponion
s’inclina verso il mare
e difronte al monte di Crissa…(Cassandra)

Verso l’VIII secolo a.C., i Greci iniziarono il loro movimento migratorio verso le terre di Calabria dove fondarono ricche colonie e potenti città.

Nelle vicinanze di Hipponion, sulla riva sinistra del fiume Angitola, fu edificata la città di Crissa: qui in sinu Crisaeu habitant.  La leggenda collega la fondazione dell’antico sito alla guerra di Troia (1193-1184 a.C.), e Crisso, fratello di Panopeo (zio di Epeo il costruttore del Cavallo di Troia), fu il fondatore della città. Il porto naturale nell’insenatura di “Monte marello” diede a questa gente la possibilità di commerciare l’olio, il grano e il vino che qui producevano in abbondanza.

Il luogo fu scelto dai Crissei per la bontà dell’area, la vicinanza del mare, la fertilità dei luoghi, la presenza di sorgenti d’acqua, la strategia del luogo e qui portarono i loro riti e i loro miti.

Per la gente del posto (Maierato) conserva, nella tradizione, il culto del serpente, elargirà ricchezze in oro a quanti lo cattureranno facendolo entrare in una bottiglia durante le prime luci dell’alba. Ritualità e mito si fondono e U serpi d’a Rocca (Crissa, in seguito si chiamò Rocca Niceforo e successivamente Rocca Angitola) continua ad affascinare le menti di quanti si occupano di “storia rocchese”.  Qui, tra queste alture che si distendono lungo la Piana degli “Scrisi”, i Crissei  portatorno il culto dell’Oracolo di Delfi e, come in Grecia,  il Πύθων (pitone) fu il  guardiano dell’oracolo e la Pizia viene indicata anche con il termine di Pitonessa, la quale prediceva il futuro consultata da Saul nel racconto biblico (I Samuele, 28, 7).  Quanto in Patria così a Crissa, poi Rocca Niceforo ed infine Roccangitola. Leggende che si innesta con quello della vicina “Petra Cavarcata” dove il serpente vuole in cambio di profezia e ricchezze un melograno, una tovaglia bianca su cui sacrificare una anima innocente.  Un giorno – secondo un’altra leggenda del luogo – una donna tocco una cortara, che vi erano tante monete d’oro, ad un tratto mentre stava per prenderne una venne fuori un grosso serpente  che la guardò dritta negli occhi. La donna si mise una tale paura che cadde all’indietro  e rimase stordita; al risveglio non vide né il serpente e né la cortara. quando fece ritorno a casa i famigliari notarono che era diventata strabica, e lei raccontò cosa gli era successo.



Prof. Pino Cinquegrana
Antropologo

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